15 ottobre 2012

Le conseguenze demografiche della sconfitta dell'invecchiamento




Quella della sovrappopolazione e' una tipica obiezione alla prospettiva di aspettative di vita radicalmente estese. Ma siamo sicuri che la sconfitta dell'invecchiamento risulterebbe in un'esplosione demografica? Qualcuno ha mai calcolato delle proiezioni di questo tipo? La risposta e' positiva: ci ha pensato un team di scienzati marito e moglie, Leonid e Natalia Gavrilov. Le loro conclusioni potrebbero sorprendervi...

Ecco la mia traduzione dell'abstract (con miei collegamenti):

Una tipica obiezione al lancio di una guerra biomedica all'invecchiamento e' la paura delle sue conseguenze demografiche (sovrappopolazione). Tale paura e' esacerbata dalla mancanza di dettagliate proiezioni demografiche per scenari di estensione radicale della vita. Questo studio esplora vari scenari demografici e proiezioni di crescita della popolazione, allo scopo di chiarire quali sarebbero le conseguenze demografiche di una vittoria biomedica sull'invecchiamento. Una delle nostre conclusioni e' che i cambiamenti nella popolazione, in risposta a spettacolari successi nell'allungare le aspettative di vita, sono sorprendentemente lenti. Per esempio, abbiamo applicato il metodo per proiezioni demografiche cohort-component alla popolazione svedese nel 2005, con vari scenari di estensione della vita e con il tasso di natalita' rivelato nel 2005. Anche su orizzonti temporali molto lunghi (100 anni), e con lo scenario di estensione della vita piu' radicale (cioe' assumendo l'assenza di totale di ulteriore invecchiamento dopo i 60 anni di eta'), la crescita demografica e' solo del 22% (da 9,1 a 11 milioni). Inoltre, se alcune parti della societa' rigetteranno le le nuove tecnologie anti-invecchiamento per motivi religiosi o altri (scomodita', non-compliance, timore di effetti collaterali, costo, etc), la popolazione potrebbe persino declinare, nel corso del tempo. Quindi, anche con il piu' radicale scenario di estensione della vita, la crescita della popolazione sarebbe relativamente lenta e potrebbe non necessariamente portare alla sovrappopolazione. Le nostre inquietudini, quindi, dovrebbero essere riservate non al rischio di catastrofiche conseguenze demografiche (sovrappopolazione), ma ai potenziali ostacoli (scientifici, organizzativi e finanziari) al successo di una campagna biomedica contro l'invecchiamento.

Lo studio: Demographic Consequences of Defeating Aging Leonid A. Gavrilov and Natalia S. Gavrilova

Immagine (dallo studio). Due degli scenari demografici studiati (basati sulla popolazione svedese - dati del 2005): assenza di terapie anti-invecchiamento e conseguente declino (linea scura); intervento longevista e conseguente crescita (linea chiara).

1 commento:

Ugo Spezza ha detto...

Posso essere anche d'accordo su questo studio. In effetti il boom demografico è più evidente (anzi è evidente solo...) in quei paesi con scarso livello di acculturazione di massa: Africa del Sud, Sud America, India. In Cina vi è lo stato che ha dovuto metter mano al controllo delle nascite dato il boom spaventoso degli anni 60 e 70. Protocollo questo molto criticato perché almeno inizialmente era abbastanza coercitivo mentre oggi si è trasformato semplicemente in una sorta di disincentivo. Quindi alla fine gli si deve riconoscere di aver agito bene in quanto la loro popolazione sarebbe oggi raddoppiata a 2 miliardi invece di 1.3.

Comunque il problema della sovrappopolazione non si risolve con chiacchiere e grafici, ci vuole un intervento diretto sulle persone. In primis una diffusione di massa della cultura razionalista ha dimostrato in quei paesi ove ciò è stato applicato che la donna acculturata, realizzandosi nel lavoro e nella società, pone termine alla sua figura di "stampatrice" di figli. Lì dove non fosse possibile per via dell'arretratezza o per via di convinzioni religiose impregnate nella società, è inutile nascondersi, un intervento centralizzato sulla falsa riga di quello cinese, sarà indispensabile.