15 maggio 2013

L'implosione demografica prossima ventura

Una copertina di Time Magazine dedicata alla "bomba demografica" (1960)

La gia' segnalata domanda Di cosa dovremmo preoccuparci? Fra le molte risposte , una tocca un tasto che mi preoccupa da anni. E' quella in cui Kevin Kelly (autore di Out of Control) si occupa del futuro demografico del pianeta. Dico subito che, per il sottoscritto, si tratta di un'autentica boccata d'ossigeno - stavo cominciando a pensare di essere l'unico a preoccuparsi del rallentamento demografico previsto per le prossime decadi. Un rallentamento che ha implicazioni per il futuro postumano da noi prospettato, ma di questo mi occupero' in un altro post. Prima vediamo l'articolo di Kelly, che riassumo/traduco e commento qui sotto:

Da anni la sovrappopolazione causa inquietudini globali. La prospettiva di troppa gente su un pianeta dotato di risorse limitate ha creato ansieta' ambientali di ogni tipo. C'e' persino chi ha limitato il numero dei propri figli allo scopo di disinnescare la "bomba demografica", per non parlare delle politiche demografiche adottate dalla Cina (e altri, aggiungo io).

E' vero, la popolazione mondiale continuera' a crescere per un'altra quarantina d'anni, ma dopo il picco, intorno al 2050, arrivera' il declino. E anche quel picco continua ad essere abbassato dagli esperti: al momento le previsioni delle Nazioni Unite sono di 9,2 miliardi, miliardo piu', miliardo meno. Per qualche motivo, pero', i grafici non mostrano cosa seguira'. Forse perche' quanto segue fa paura: una tendenza alla decrescita che nessuno puo' predire dove portera'.

La decrescita demografica sara' accolta con gioia da molti (cercate nella sezione Neoluddisti del blog per qualche esempio) e i suoi primi segni sono gia' fra noi. L'Europa dell'Est, la Russia, le ex repubbliche sovietiche, alcune nazioni dell'Asia, buona parte dell'Europa occidentale e il Giappone sono gia' in contrazione, con Giappone, Germania e Ucraina in pieno declino. Una situazione che posso solo descrivere, ironicamente, con un termine che non mi entusiasma: insostenibile.

Come non bastasse, questo non e' un fenomeno limitato alle nazioni industrializzate/avanzate. I tassi di natalita' stanno calando in buona parte di Africa, Sud America, Medio Oriente e Iran. Il recente rallentamento di tale calo in alcune nazioni dell'Africa sub-sahariana e' dovuto solo al rallentamento del loro sviluppo economico/sociale, dato che la natalita' e' influenzata negativamente dall'urbanizzazione.

Piu' tecnologicamente avanzata e' una nazione, meno figli nascono, piu' una famiglia sta meglio (economicamente). Il che, a sua volta, sospinge il progresso economico (e sociale, aggiungo io), rinforzando la tendenza. E' un meccanismo di feedback che Kelly descrive come un declino demografico determinato dalla diffusione della tecnologia moderna, un nuovo modello di sviluppo ormai globale.

Il numero magico e' 2,1, il numero di figli per coppia necessario a fermare il futuro declino, ma sempre meno famiglie hanno tre o piu' figli, anche nei gruppi a piu' alta natalita', come gli ispanici (negli USA), la cui fertilita', sino ad ora, e' stata la chiave della crescita demografica d'oltre oceano.

Come non bastasse, il pianeta nel suo insieme sta invecchiando. Potra' sorprendere, ma l'anno di massima "giovinezza globale" e' stato l'ormai lontano 1972. Da allora, l'eta' media degli abitanti del Pianeta Terra non ha fatto altro che salire - una tendenza che sembra destinata a continuare per il prevedibile futuro - Kelly parla di qualche secolo!

Ecco come Kelly vede il mondo della seconda meta' di questo secolo: ipertecnologico, longevo (grazie a nuove terapie), popolato da milioni di robot, con pochi giovani. Questa situazione di progresso tecnologico in uno scenario di declino demografico e' senza precedenti nella Storia, anche ignorando robot e terapie longeviste.

Ecco quindi la sfida che ci aspetta: un mondo con mercati sempre piu' ridotti per i nostri prodotti, con sempre meno lavoratori per le nostre imprese, con sempre piu' anziani bisognosi di assistenza. E' difficile immaginare uno scenario nel quale una popolazione mondiale anziana e in contrazione possa rivelarsi un motore di crescita economica. Kelly suggerisce, senza fornire altri dettagli, che sarebbe necessario un sistema economico completamente diverso da quello attuale. Un'altra possibilita', aggiungo io, concludendo, sarebbe lo sviluppo e diffusione di terapie anti-invecchiamento efficaci in grado di offrire aspettative di vita sostanzialmente estese (medicina rigenerativa, SENS, etc), ma questo, tragicamente, e' un progetto che e' ancor piu' ignorato e sottovalutato di quanto lo sia l'implosione demografica all'orizzonte...

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